L'ARCHEOLOGIA AD ANAGNI
Osteria della Fontana
A Osteria della Fontana, durante lo scavo di una trincea per allestire il nuovo collettore fognario di Anagni, è stato effettuato il cosiddetto saggio H, attestante, nella fase finale del Paleolitico Superiore, una civiltà di cacciatori. Nel sito è stata trovata industria litica associata a faune, lame, lamelle, nuclei, bulini e frammenti di grossi mammiferi erbivori.
Al Tardo Eneolitico possono essere attribuiti frammenti di vasi decorati, come a S.Antonino e a Selva dei Muli presso Frosinone(Bidditu-Segre Naldini 1981), da listelli di argilla applicati sulla superficie esterna.
Se è noto, però, il sito di Osteria della Fontana, è innanzitutto per il Compitum Anagninum, il santuario di Diana, localizzato a S della Casilina, luogo dei prodigi che avvennero nel 210 a.C., durante la seconda guerra punica, di cui parla Livio(XXVI, 4, 12).
Già negli anni 1978-81 erano stati recuperati in superficie frammenti di impasto e bucchero e vasi miniaturistici dimpasto databili VII-VI sec. a.C. che avevano fatto ritenere che esistesse unarea sacra. Nel 1992 in occasione del rifacimento della rete fognaria di cui abbiamo già parlato, la Soprintendenza Archeologica per il Lazio, ha esplorato unarea a circa 300 m a S-E del casale di Osteria della Fontana, a S del Fosso delle Pantane, effettuando due saggi di scavo che hanno confermato lesistenza di un santuario.
Il saggio A è stato effettuato in corrispondenza di una cavità con depositi di travertino e ha portato alla luce materiale dei secoli IV-II a.C.. Si tratta di tegole, coppi, ceramica a vernice nera, argilla depurata e di impasto, parti di panneggi di statue in terracotta e una testa votiva fittile del pieno IV sec. a.C.. Questi reperti poggiano su un livello di terreno con materiale del VII-VI sec. a.C.. Al di sotto sono state individuate 2 fosse contenenti piccole fibule e vasetti miniaturistici simili al materiale trovato nello strato sovrastante. La ceramica rinvenuta è raramente a impasto rosso, per lo più i vasi sono a impasto bruno o bruno- rossastro grezzo, riferibile a tipi da cucina o di uso comune, od a impasto bruno-sottile, talora con superficie lucidata, riferibile a vasellame da mensa. Soprattutto i vasi a impasto bruno-sottile presentano una decorazione con: motivi geometrici(zig-zag, reticolo, archetti incrociati, ecc..), che riportano alla prima età del ferro e alla produzione ceramica corinzia; motivi vegetali(palmette, alberelli stilizzati, ecc..); motivi costituiti da animali fantastici del repertorio falisco-capenate e sabino. In particolare ci colpisce una rappresentazione insolita di parte di una figura umana stilizzata che ci può ricondurre allarea dellEtruria interna.
Un secondo saggio(G) è stato eseguito a S-E del precedente e ha portato alla luce un blocco di travertino poggiante su uno strato di limo effetto di un affioramento di un falda acquifera. Il blocco doveva aver avuto la funzione di appoggio per un piccolo molo o per un ponticello. Nello strato di limo sono stati ritrovati materiali votivi dellepoca repubblicana e una antefissa del III sec. a.C.. Tutto questo materiale denota lesistenza sul posto di botteghe artistiche locali che, riprendendo tipi diffusi nel Lazio meridionale e in Etruria, li arricchisce di motivi tratti dalla Sabina meridionale e dalla zona falisca e capenate.
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