Comune di Anagni

Palazzo Bonifacio VIII

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lunedì 24 luglio 2017
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Palazzo Bonifacio VIII
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PALAZZO BONIFACIO VIII

Il Palazzo di Bonifacio VIII è stata la casa-fortezza dei papi di Anagni. Anche se il nome ricorda la sola proprietà del famoso pontefice dello “Schiaffo”, la prima domus  turrita appartenne quasi certamente a Lotario dei Conti di Segni, papa col nome di Innocenzo III dal 1198; poi, agli inizi del XIII secolo, Ugolino Conti, pontefice dal 1227 col nome di Gregorio IX, ampliò la costruzione, trasformandola in un elegante palazzo baronale pur mantenendo forti accenti militari. Nel 1230 vi ospitò l’imperatore Federico II, liberato dalle censure del 1227 e giunto ad Anagni con “splendido concorso di principi e maggiorenti”: i due sedettero a mensa insieme all’abile diplomatico Hermann von Salza. Federico ebbe la visione di una dimora magnificente, che egli definì più tardi “mirabile, … come la regia del sole” e su quell’incontro scrisse: “Abbiamo visitato, con reverenza, il sommo pontefice, il quale ci ha accolto con affetto paterno e con lui ci siamo scambiati il bacio della pace, sanzionando, così, la pace dei cuori …”. Nel 1254 risiedette a Palazzo papa Innocenzo IV, eletto ad Anagni nel 1243, ricevendovi gli ambasciatori del Regno di Sicilia. Finalmente nel 1297 l’edificio passò alla famiglia di Bonifacio VIII, acquistato da suo nipote Pietro, e divenne, a guisa di dongione, il nucleo più massiccio e antico delle proprietà dei Caetani che, contando su una grande disponibilità di denaro, avevano nel frattempo reso tutta la regione intorno alla Cattedrale un quartiere di famiglia. La colossale impresa immobiliare di Bonifacio VIII finì col disegnare un’area urbana fortificata, difesa dall’antica cinta muraria dell’acropoli, nella zona simbolicamente più rappresentativa della città. All’interno di quest’area il Palazzo, già legato alle altre figure giganti del pontificato basso-medievale, finì per essere scenografia di un manifesto politico. Tragicamente, il 7 settembre 1303, proprio nel cuore del fortilitiumCaetani, Bonifacio VIII subì l’attentato noto come lo “Schiaffo di Anagni”: affrontato e arrestato da Guillaume de Nogaret e Sciarra Colonna, inviati dal re di Francia Filippo IV il Bello, morì un mese dopo l’oltraggio. Dopo la parabola bonifaciana il Palazzo rimase in proprietà ai Caetani fino al 1690, passò quindi agli Astalli, imparentati per via matrimoniale con i Caetani, come lascito testamentario del marchese Orazio Caetani; nel 1764 l’ultimo degli Astalli, Tiberio Junior, morì indebitato; l’Opera delle Suore Cistercensi della Carità, figlie spirituali di Madre Claudia De Angelis (1675-1715), aveva allora mezzo secolo di vita: esse riscattarono il Palazzo e lo annessero alla loro Casa Madre settecentesca, creando col tempo un grandioso isolato, al quale la fabbrica medievale è oggi unita. Nei diversi livelli del Palazzo le suore ospitano attualmente la Scuola Materna “Sr. Claudia De Angelis”, la foresteria per i pellegrini che camminano sulla Via Francigena e il museo “Palazzo Bonifacio VIII”, che al suo interno accoglie anche la collezione del Museo bonifaciano e del Lazio meridionale raccolta ed esposta dal 1953 per la prima volta da Giuseppe Marchetti Longhi per conto ed iniziativa dell’Istituto di Storia e Arte del Lazio meridionale.

Al suo interno si segnalano soprattutto le stanze affrescate, che mostrano motivi derivanti dal ricchissimo patrimonio classico, tramandato attraverso miniature, tessuti, mosaici, coniugandolo con riferimenti al modus vivendi duecentesco e ai giochi cortesi dell’epoca.

In particolare la Sala delle Oche mostra un atlante di aviofauna, in cui vengono descritte circa dodici specie di uccelli, ispirato al De Arte venandicumavibusdi Federico II di Svevia.

Nella Sala delle Scacchiere si trovano forme quadrilobe che iscrivono scacchiere, che rimandano al gioco degli scacchi, simbolo cavalleresco del campo di battaglia e della strategia militare, ma anche passatempo cortese.Su un’altra parete sono affrescati uccelli simmetricamente affrontati o divergenti entro ruote, direttamente confrontabili con i ricami ad oro filiforme del piviale di Bonifacio VIII conservato al Museo della Cattedrale e del “piviale dei pappagalli” conservato a Vicenza.

Nel registro inferiore della stessa sala corre una cornice a racemi vegetali e uno zoccolo a finti pannelli marmorei rettangolari: alcuni particolari trovano confronti nella decorazione pittorica della Cappella del Salvatore nella Cattedrale di Anagni, ma anche di alcune residenze ecclesiastiche romane e perfino degli  ambienti della torre di Innocenzo III nei Palazzi Vaticani. La partizione poi è del tutto simile a quella della domus di Augusto sul Palatino, aspetto di notevole interesse, perché attraverso il richiamo all’antichità si pone l’accento sulla continuità tra la grande Roma imperiale e la grande Roma cristiana e si concretizza il detto canonistico UBI PAPA, IBI ROMA, dove di trova il papa, lì c’è Roma: Anagni insomma era come Roma.

Testo © Dott.ssa F. Romiti

Bonifacio VIII's Palace.audio

Bonifacio VIII's Palace was the home-fortress of the popes of Anagni.Although the name recalls the only property of the famous pope of the "Slap", the firstdomus towered almost certainly to Lotario of the Conti of Segni, Pope, as Innocent III,from 1198; then, in the early thirteenth century, Ugolino Conti, pope from 1227 with the name of Gregory IX, expanded the building, transforming it into an elegant baronial mansion while maintaining strong military accents. In 1230 he hosted the Emperor Frederick II, freed from censorship in 1227 and arrived in Anagni "with splendid competition principles and elders": the two sat down at the table with skillful diplomat Hermann von Salza. Federico had a vision of a magnificent mansion, which he later called "admirable,… as the direction of the sun" and wrote of that meeting: "We visited with reverence the supreme pontiff, who welcomed us with fatherly affection and with him we exchanged the kiss of peace, thus sanctioning the peace of hearts ...". In 1254 Pope Innocent IV resided at Palazzo, elected in Anagni in 1243, receiving here the ambassadors of the Kingdom of Sicily. Finally in 1297 the building became ownership of Boniface VIII, purchased by his nephew Peter, and became, like a dungeon, the more massive and ancient nucleus of the property of the Caetani, who, counting on a large supply of money, in the meantime had made all the area around the cathedral a family neighborhood. The colossal real estate of Boniface VIII designed an urban fortified, defendedwith walls of the ancient Acropolis, in the symbolically most representative area of the city. Within this area, the Palace, already linked to the other giant figures of the low-medieval papacy, became a scene of a political manifesto. Tragically, on Sept. 7, 1303, infortilitiumCaetani, Boniface VIII suffered an attack known as the "slap of Anagni":faced and arrested by Guillaume de Nogaret and Sciarra Colonna, sent by the King of France Philip IV the Fair, he died a month after the outrage. After the parable of Bonifacio VIII, the Palace was owned by the Caietani until 1690, then it passed to Astalli, related by marriage with the Caetani, as the legacy of the Marquis Orazio Caetani; in 1764 the last of Astalli, Tiberius Junior, died in debt; the Opera of the Cistercian Sisters of Charity, spiritual daughters of Mother Claudia De Angelis (1675-1715), had half a century of life: they reclaimed the building and annexed to their eighteenth century Motherhouse, creating over time a great block, to which is joined the medieval factory. In the different levels of the building the nuns are home the kindergarten "Sr. Claudia De Angelis ", the guesthouse for pilgrims walking the Via Francigena and the museum" Palazzo Boniface VIII ", whose interior also houses the collection of the Museum bonifaciano and southern Lazio collection and exhibited for the first time since 1953 by Giuseppe Marchetti Longhi and initiative on behalf of the Institute of History and Art of Southern Lazio.

Inside it notes the frescoed rooms, showing patterns arising from the rich classical heritage, passed down through miniatures, textiles, mosaics, combining it with references to the modus vivendi thirteenth and courteous games of the time. In particular the Hall of the Geese shows an atlas of birds, which describes about a dozen species of birds, inspired by De arte venandi cum avibus of Frederick II of Sweden.

In the Hall of the Exchequer there are formsquatrefoilenrolling Exchequer, that reference to the game of chess, chivalrous symbol of the battlefield and military strategy, but also courtly pastime. On another wall are painted birds symmetrically addressed or divergent within wheels, directly comparable with embroidery in gold thread-like the cope of Boniface VIII in the Museum of the Cathedral and the "cope parrots" stored at Vicenza.

In the lower register of the same room there is a frame with racemes plant and a hoof with rectangular fake marble panels: some details find comparisons with the painted decoration of the Chapel of the Saviour in Cathedral of Anagni, but also in some Roman ecclesiastical residences and even in the rooms of the tower Innocent III in the Vatican Palace. Then the partition is very similar to that from the House of Augustus on the Palatine, look very interesting, because by the appeal to antiquity the emphasis on continuity between the great Roman Empire and the great Christian Rome and led the said UBI PAPA, IBI ROMA, where the pope is, there is Rome: Anagni was as Rome.

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giovedì 16 giugno 2016

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