La presenza in Anagni del Papato itinerante

di Gioacchino Giammaria

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A mio avviso la presenza e la residenza dei papi nel corso del secolo XII pongono le basi di quel radicamento del papato in Anagni e del notevole sviluppo cittadino riscontrato nel corso del Duecento. La presenza dell'antipapa Anacleto II ( vi stette fra il 1133 e l'anno seguente, trovandovi fautori ), la residenza di Adriano IV ( che vi morì durante l’estate del 1159 ), la lunga permanenza di Alessandro III fra 1173 e 1179 e l’abitarvi di Lucio III ( 3 ), hanno generato in Anagni una costanza ed una familiarità fra papato, curia e città che possono essere considerati antesignani di un costume e di una consuetudine.

Questi pontefici hanno abitato in città, condotto con sé la curia, comprendente cardinali e prelati e l’intera organizzazione della cancelleria. Se immediatamente non possiamo cogliere le conseguenze dell’impatto fra curia e città, alcuni fatti memorabili del pontificato di Alessandro III ( ne ricordiamo solo pochissimi ) ci possono essere utili per comprendere come il papato desse rilievo alla città. Alessandro III in cattedrale ha compiuto gesti di notevole significato: la scomunica a Federico I, l’accoglienza agli ambasciatori imperiali, un concistoro, la santificazione di Edoardo d'Inghilterra, di Tommaso di Canterbury e di Bernardo di Chiaravalle e la consacrazione della stessa cattedrale di Anagni; in città si stipula il Pactum Anagninum, preliminare dell'accordo di Venezia ( ove per altro è previsto il giuramento dei capitaneis Campaniae a riprova del ruolo della zona ): fatti noti e ripetuti a iosa, soprattutto dalla storiografia anagnina ( 4 ), ma che sono utili per intendere come i fatti collocano Anagni in una dimensione diversa dal suo essere: il piccolo centro assurge a grande notorietà a partire dal pontificato di Alessandro III e probabilmente, la sua fisionomia cambia per opera, diretta ed indiretta, del papato.

Sull’influenza della presenza papale nella storiografia anagnina si è già congetturato; Raffaele Ambrosi De Magistris supponeva l'esistenza di una scuola presso la cattedrale dovuta al papato, desunta dalle dichiarazioni di alcuni dei cosiddetti quattro papi anagnini ( 5 ) i quali hanno sempre ripetuto d’aver ricevuto i primi rudimenti delle loro formazione ecclesiastica ed educativa dalla chiesa anagnina. Lo storico anagnino, inoltre, elencava, tra gli effetti del papato, lo sviluppo edilizio e l’arricchimento della chiesa cittadina, ricavandoli dalla costruzione di edifici monumentali duecenteschi e dagli indizi sparsi fra i documenti dell’archivio capitolare.

E’ possibile raccogliere informazioni sull’influenza di questa prima presenza papale, o di certi avvenimenti direttamente o indirettamente connessi all’attività del papato? Secondo me sono tre gli aspetti che andrebbero meglio analizzati, ma ai quali, in questa sede, ci è consentito solo accennare: il comune, le istituzioni ecclesiastiche ( in special modo del monastero benedettino di S. Pietro di Villamagna e della Chiesa anagnina ), e la formazione di un gruppo di ecclesiastici anagnini assurto ai vertici della curia e dal quale sono scaturiti, successivamente, pontefici, cardinali, prelati e alti dirigenti dello stato ecclesiastico.

Non intendo sostenere che il comune sia un portato o abbia subito determinanti influenze pontificie, ma più semplicemente che il papato ha favorito la costituzione di organismi di autogoverno nelle cittadine laziali perché limitati nella loro portata e, soprattutto, funzionali ad una Campagna e Marittima divisa fra molti poteri locali. Del resto il comune anagnino è strettamente legato alla politica della Santa Sede e fortemente condizionato sul piano finanziario dall’episcopato cittadino, sempre pronto a sovvenire ai bisogni del comune traendolo dai suoi forzieri ( 6 ). Su questa linea troviamo, pressoché costantemente, numerosi provvedimenti papali da Alessandro III a Bonifacio VIII.

Il monastero di S. Pietro di Villamagna, sorto sull’antica villa imperiale, forse al momento della ripresa del X secolo, per tutto il XII incrementa il già vasto patrimonio: una lunga serie di donazioni si snocciola per tutto il periodo e fino alla prima metà del Duecento. Il monastero ha promosso il popolamento di Monte Iuliano con la costruzione di un abitato, pare abbandonato nel sec. XII secondo quanto afferma Pierre Toubert ( 7 ) e forse altri insediamenti demici. S. Pietro di Villamagna si è ritagliata una sua zona d’influenza ai margini orientali del territorio di Anagni ( la maggior parte delle terre sembrano essere state donate dagli anagnini ) alle pendici dei Lepini, nelle vicinanze di Sgurgola e Gorga. L’allargamento dell’area posseduta è appunto in direzione di quest’ultimi paesi. La zona che però appare più importante è quella verso il fiume Sacco, dove si riscontra un sistema di bonifica idraulica e, forse, terreni arabili a particelle lunghe. Diversi documenti pontifici consentono di tracciare agevolmente la storia dell’esenzione dalla giurisdizione episcopale. Di fronte al vescovo di Anagni il monastero è vincente più volte; ad esempio nel 1146 vede riconoscersi la giurisdizione sulla chiesa urbana e parrocchiale di S. Romano, e la bolla di esenzione di Alessandro IV del 10 maggio 1154 conferma l’estensione del dominato monastico, il possesso della chiesa parrocchiale di S. Romano, dentro le mura anagnine ( forse, per la proprietà di questa istituzione, sono pervenute al cenobio una serie di abitazioni urbane ); al vescovo rimangono i diritti spirituali, riconfermati anche in seguito ma l’abate può fregiarsi dell’uso della mitra, concessa da papa Celestino III nel 1194. Nel 1203 il papa conferma la giurisdizione feudale su Monte Iuliano e nel 1204 Innocenzo III accoglie, ancora una volta, il cenobio in Jus et proprietatem Beati Petri ( 8 ).

La chiesa anagnina ha il costante appoggio papale ed in più d’una occasione è essa stessa sostegno del pontefice. Alessandro III il 24 settembre 1161 conferma i beni e la giurisdizione della chiesa, decisione che sigilla una lunga tradizione rappresentata dalle precedenti bolle di Urbano II, Pasquale II, Callisto II e Adriano IV, ma sembra anche il momento iniziale di una politica di consolidamento e di rafforzamento. Ai beni e alle località dipendenti dal vescovo elencati nel documento, nei decenni successivi si aggiungeranno altri possedimenti che rafforzano la posizione economica e politica della chiesa anagnina; ad esempio, con l’acquisto della giurisdizione feudale sul castello di Acuto, operazione sviluppatasi in un ventennio, fra 1193 ed il 1199, e con il possesso di altre terre, il vescovo ed il capitolo si presentano come signori feudali e tra i maggiori proprietari terrieri della zona. Anche sul piano del prestigio, la chiesa anagnina raggiunge un maggior rilievo per la reiterata residenza papale e per gli incarichi attribuiti ai suoi pastori; ad esempio il vescovo anagnino Nauclerio fa parte della commissione incaricata di risolvere la controversia fra abate di Subiaco e la città di Trevi per il castello di Ienne ( 9 ), area nella quale la chiesa anagnina ha un forte interesse poiché ha inglobato la soppressa diocesi di Trevi estendendosi verso i territori controllati dalla badia.

La fioritura di prelati nati ed educati nella città ernica è l’aspetto maggiormente noto dell’Anagni duecentesca ( 10 ); basti ricordare i cardinali "anagnini" sotto gli ultimi papi del secolo XII ed all’inizio del XIII. Si tratta, oltre che di cittadini anagnini anche di esponenti di quelle famiglie romano-laziali che nelle civitates laziali hanno la loro residenza ( 11 ). Per causa loro in Anagni si manifesta un concentramento di potentiores e di incarichi pubblici, raccolti, tra la fine del secolo XII e la prima metà del Duecento, attorno ad una famiglia. Infatti, ancorché essere veramente la città natale di Innocenzo III ed Alessandro IV, Anagni è il luogo ove di concentrano gli interessi "materiali" e politici, della consorteria de Comitibus ( 12 ) che vengono a coincidere con quelli politici del papato per la successione al trono papale, nel breve spazio di un sessantennio, di quattro papi fra loro legati da rapporti stretti, da contiguità anche parentali. Allo stesso tempo, anche per via della presenza pontificia, ma soprattutto per forti interessi politici ed economici, si verifica l’emergere di un numero sempre più cospicuo di famiglie locali, già legate alla chiesa anagnina ed ora sempre più alle consorterie romane; si tratta, in genere, di grandi possessori di terre; queste cominciano a costituire le prime lunghe discendenze documentate ( 13 ) . Fra i milites cittadini troviamo i feudali dei piccoli castra vicini ad Anagni, inurbati per convenienza, per le maggiori opportunità offerte da una città in crescita ( 14 ).

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