La presenza in Anagni del Papato itinerante
di Gioacchino Giammaria
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Secondo una lunga tradizione storiografica locale con Innocenzo III ( 15 ) inizia il "lungo secolo anagnino". I fenomeni più duraturi da segnalare, che riscontriamo per lintero Duecento, sono la forte crescita del mondo ecclesiastico anagnino, divenuto una vera potenza, il consolidamento di posizione delle famiglie legate al papato e ai membri del Sacro Collegio ( come i de Comitibus e poi, molto più in là nel tempo, i Caetani ), lascesa di numerose altre consorterie e parentati legati ai detentori di cariche ecclesiastiche o alla titolarità dei feudi; tutti questi gruppi provengono in genere dai milites e sono dotati di cospicui patrimoni. Anagni continua ad essere centro dattrazione dei nobili, ma anche il luogo di espansione di quanti trovano in nuove opportunità economiche la possibilità di ascesa: i pedites, portato delleconomia monetaria e commerciale, testimoniata da diversi documenti. Il dato che balza maggiormente fuori è la vigorosa espansione urbana e monumentale della città, prodotta soprattutto dagli interventi delle potenti famiglie, della chiesa e del comune.
Cè un rafforzamento ed una crescita su diversi fronti delle istituzioni ecclesiastiche, in prima fila la cattedrale. La crescita avviene per la sua forte presenza sulla scena locale ed a spese di Villamagna. Se ancora nei primi decenni del Duecento il cenobio benedettino di S. Pietro aveva conseguito pubblici riconoscimenti papali ( nel 1217 Onorio III gli confermava la proprietà di Monte Iuliano e lo riconosceva, per ben due volte nel 1217 e solo dopo quattro anni, nel 1221- soggetto allo jus et proprietatem Beatri Petri ), negli stessi anni sembra che inizi il suo declino. Ciò che più di ogni altro rivela la minore forza dellistituzione monastica sono le diverse controversie giudiziarie con molti avversari, segno di un indebolimento complessivo e progressivo. Se nel secolo precedente si era parlato di "invasori" dei beni monastici, ora Villamagna deve contendere con chi attacca i suoi diritti, come il potente signore feudale Corrado di Sgurgola dal 1220 ( 16 ). Dai primi decenni del secolo la crisi deve essere stata strisciante e progressiva, anche se ancora non avvertita.
Negli stessi anni in Anagni si verificano nuovi insediamenti di ordini religiosi. Il più noto è quello florense stabilito in S. Maria della Gloria, direttamente riconducibile al cardinal Ugolino ed alla sua famiglia ( 17 ), e, sempre nello stesso periodo, per la medesima committenza abbiamo la fondazione, poco prima del 1225, del convento francescano dedicato a S. Martino, istituto mantenuto dai florensi per volontà del donante ed a questi retrocesso subito dopo poiché i francescani ottennero nel 1227 una nuova residenza poco fuori Anagni ( 18 ). Sempre sotto Gregorio IX è segnalato linsediamento dei benedettini guglielmiti a S. Matteo durato insino al pontificato di Bonifacio VIII ( 19 ). A metà Duecento il quadro dei monasteri esistenti in Anagni ci è chiarito in gran parte dal testamento di Stefano, cappellano papale ( 20 ), il quale lascia donativi a molte istituzioni religiose della zona e fra queste a cenobi anagnini; lelenco che se ne desume è il seguente: monache di S. Biagio, frati di S. Giorgio, frati di S. Maria della Gloria e monaci di S. Pietro di Villamagna, frati minori e predicatori. Lelenco però non è neppure completo poiché forse già ai tempi di Alessandro IV erano presenti monache benedettine nei conventi di S. Cecilia e di S. Margherita e sicuramente i già menzionati guglielmiti ( 21 ).
La situazione della cattedrale e del clero è sempre più florida: nel corso del Duecento le acquisizioni di terreni sono numerosissime; si tratta di acquisti, permute, lasciti e donazioni di terre, diritti reali, case e quantaltro potesse essere trasmesso in proprietà. I documenti ci offrono molte informazioni su questi atti di cambiamento di possesso e, oltre alla miriade di piccoli passaggi di proprietà ( 22 ), siamo informati della cessione di più grandi patrimoni, come quello del cappellano Stefano che, dopo aver accumulato un vistoso patrimonio in vita, ne devolve parte alla chiesa anagnina ( 23 ).
Oltre a conventi nellAnagni del Duecento si fondano diversi ospedali: il primo che è documentato si deve ancora una volta a Ugolino cardinale di Ostia e Velletri; da lui fondato nel 1208 è affidato in un primo tempo ai crociferi, ma già nel 1216 è nelle mani degli antoniani di Altopascio ( 24 ); agli stessi frati viene affidato lospedale di S. Lucia, concesso qualche tempo dopo ai Domenicani ( 25 ). Sembra di assistere, al di là del desiderio di creare istituzioni caritative, alla volontà di costruire ospedali collocati alle porte principali. Secondo Raffaele Ambrosi De Magistris, il card. Ugolino imita Innocenzo III, fondatore del più celebre S. Spirito in Saxia ( 26 ); questo potrebbe essere vero anche se è da rilevare che dietro la istituzione dellospitium cè soprattutto laffermazione di una presenza e di unegemonia .
NellAnagni del secolo XIII si nota, in generale, la crescita del clero locale, numericamente e socialmente, fortemente presente anche dentro la curia romana. Questultimo aspetto è più noto poiché emerge in modo evidente dalla documentazione pontificia ed è certamente leffetto diretto della presenza papale in Campagna e Marittima ed in Anagni, dellassunzione al soglio pontificio di cardinali romano-campanini e dellascesa alle alte cariche religiose ed ecclesiastiche di un cospicuo gruppo di campanini, e anagnini in special modo.
Nella documentazione del periodo, soprattutto in quella papale, è facile cogliere lascesa di ecclesiastici anagnini e campanini tanto abbondanti sono i riferimenti. Qui si accenna solamente ai due tipi di presenza che si configurano come i punti fermi della "carriera" di un ecclesiastico. Da un lato ci sono coloro che riescono a conseguire altissime cariche, come cardinale, cappellano, suddiacono, penitenziere, rettore provinciale o altre equivalenti cariche civili; costoro, molto spesso, sono anche consiglieri del papa; al secondo gruppo invece troviamo chi è riuscito ad ottenere incarichi meno rilevanti, spesso confinati ai bassi ranghi delle familiae pontificia e cardinalizie o si è accontentato di benefici e prebende ( 27 ).
Lascesa di molti anagnini ha comportato sicuramente un incremento numerico dei chierici, lelevazione di un certo numero di essi alle più alte cariche locali ha comportato unascesa sociale di molti e dellintero clero anagnino. Ai chierici usciti dalla città, risucchiati dalla "carriera" ecclesiastica, subentrano altri che occupano i posti lasciati vacanti; nel contempo i primi diventano lesempio per gli ecclesiastici rimasti in città.
Tale fenomeno è strettamente correlato ad altri fatti sociali che nel frattempo stanno accadendo in Anagni e appaiono sostanzialmente omologhi alla crescita del clero: mi riferisco alla parallela, e strettamente connessa, ascesa e crescita di nuove famiglie, "emergenti" come si direbbe oggi. Se persiste legemonia della consorteria dei parenti di Gregorio IX, le famiglie anagnine, a differenza di quanto accade nei centri urbani del centro e nord Italia, sono ancora fortemente legate al quadro feudale, poiché si tratta di gruppi spinti in alto dalla professione militare e dal possesso di terre, dalla aspirazione a diventare feudali e da incarichi pubblici; la loro forza viene dallinsieme di tutto questo e, soprattutto, dallascesa di membri delle famiglie destinati alla carriera ecclesiastica. Forse cè anche una strada diversa per emergere, ed è connessa allattività economica; i molti mercanti segnalati dalle fonti paiono dotati di cospicui patrimoni, ma non è chiaro se questo possesso fondiario consenta di per sé lingresso nei ranghi dei milites ( 28 ).
La massa indifferenziata degli altri abitanti, per lo più piccoli possessori e artigiani, ora comincia ad emergere dalla documentazione, ma pare non avere né voce né benefici dal nuovo clima sociale ed economico.
Lincremento demografico riguarda non solo i milites ed i feudali ma soprattutto il popolo dei laboratores che denunciano le precedenti provenienze nei loro nomi con la denominazione del luogo dorigine, segno di un recente inurbamento ( 29 ).
Uno dei fenomeni maggiormente evidenti delle trasformazioni duecentesche in Anagni è lespansione urbana. Da una lato si riscontra la crescita della città fuori della cerchia muraria romana con la formazione di borghi ( 30 ); dallaltra si hanno molte trasformazioni allinterno dovute alle diverse costruzioni edilizie. Le mura subiscono superfetazioni ed adattamenti e lintera città sembra essere stata costruita nel corso del Medioevo ( 31 ), i più importanti edifici risalgono ai secoli XII e XIII; infatti è subito evidente che lassetto della città si deve alla forte espansione edilizia del Millecento ed alla crescita duecentesca. Nellordine, fra i grandi edifici si è avuta per primo la costruzione della cattedrale, a cui fanno seguito il palazzo comunale, il palazzo di Gregorio IX ( oggi detto di Bonifacio VIII ) e poi gli edifici appartenuti alle diverse famiglie, fra cui i palazzi dei Caetani.
La cattedrale è il primo grande edificio sorto dopo la ripresa verificatasi allinizio del nuovo millennio; la costruzione è contemporanea alla prima crociata anche se il cantiere rimane aperto fino alla metà del Duecento, si contano diverse riprese con lavori di ampliamento, trasformazione e decorazione. Se liniziativa della edificazione si deve ad una committenza locale, il vescovo Pietro, le risorse primitive vengono dalloriente; il suo completamento e la decorazione sono dovuti alla grande committenza ecclesiastica cittadina ed alle famiglie legate al papato. Secondo quanto conosciamo, durante la prima metà del Duecento, è il vescovo Alberto, e con il contributo di Rinaldo di Jenne, il futuro Alessandro IV, a far realizzare dai Cosmati la pavimentazione. Al vescovo Pandolfo, a metà secolo, pare si debbano la ripresa gotico-cistercense, presente nellordine superiore delledificio, ed opere di abbellimento; qualcuno ha ritenuto di dover attribuire a questo vescovo le pitture che ornavano linterno della chiesa. Al vescovo Lando si dovrebbero le opere del Vassalletto: candelabro pasquale e seggio episcopale.
La grande committenza familiare però è limitata ai soli Caetani che fanno edificare una prima cappella familiare nel corso del Duecento e a fine secolo faranno costruire la grandiosa cappella esterna.
Non siamo informati precisamente sulla committenza degli affreschi diipinti nella cripta, probabilmente dipendono esclusivamente dalliniziativa del clero locale, considerando gli analoghi esempi delle altre grandiose opere architettoniche e decorative realizzate. Linsieme compositivo e la profonda ispirazione del ciclo fanno pensare ad una committenza colta e di altissimo livello, sensazione confermata dallapparente unitarietà delle pitture medesime. Tutto ciò rinvierebbe ad una diretta ispirazione curiale, se non degli stessi professori dello Studium curiae. In realtà il processo compositivo non è unitario poiché la successione dei tre maestri pittori è molto dilatata nel tempo, e la conferma ci viene dallimpiego di alcune tecnichepittoriche. La non unitarietà del disegno compositivo e del processo di realizzazione rinvia necessariamente ad un altro committente, presente sul posto e disposto ad investire consistenti somme per un'impresa decorativa dispendiosa e prolungata nel tempo; queste considerazioni non escludono che la committenza sia da ricercare nello stesso clero cattedratico ( 32 ).
Alla metà del sec. XII risale ledificio sede del comune anagnino, che è noto per la Sala della Ragione e per certe caratteristiche architettoniche; anchesso ha subito trasformazioni, rimaneggiamenti, ma conserva intatto il disegno funzionale ai bisogni di unamministrazione pubblica del secolo XII: edificio monumentale a servizio della città, luogo, anche fortificato, per la residenza dei governanti, delle pubbliche riunioni, a disposizione per grandi eventi ed anche per la residenza di importanti personaggi. Ledificio è stato costruito in un punto nodale lungo la strada di crinale, in una zona con poco spazio a disposizione; da qui discende lintelligente soluzione del grandioso portico che è, nello stesso tempo, spazio delledificio e strada di comunicazione. Non sono queste le cose che nella nostra sede ci interessano, quanto mettere in rilievo la straordinaria congiuntura fra costruzione del palazzo, committenza, architetto costruttore che è membro dell ambasceria lombarda al papa, allora residente in Anagni. La geniale soluzione al problema dello scarso spazio, lo stile e le tecniche costruttive, la funzionalità in questo caso si sposano ad un evento commesso direttamente alla presenza papale in Anagni.
Il palazzo oggi detto di Bonifacio VIII in realtà appartenne alla famiglia di Gregorio IX, e solo al tempo del pontificato Caetani entrò fra i possedimenti del papa regnante. Esiste sul piano architettonico una forte contiguità costruttiva con molti edifici del tempo di Innocenzo III-Gregorio IX, ma anche in questo caso non sono i fasti edilizi ad interessarci quanto il fatto che il palazzo è stato residenza di Gregorio IX e da allora in poi ha svolto la funzione di palazzo della curia. Adiacente, nello spazio oggi occupato dal monastero delle Cistercensi, sorgevano edifici diversi, occupati dalla curia e dalla cancelleria papale ( 33 )
Tutto lo spazio dellacropoli, già luogo di concentramento non esclusivo- della residenza delle famiglie più cospicue, luogo delezione della chiesa cattedrale, zona maggiormente fortificata, viene riordinato nel corso dei secoli XII-XIII con la costruzione di grandi palazzi signorili, del vescovo e dei canonici ( antica residenza dei pontefici ), con un probabile percorso interno, anche ipogeo, e con un suo sistema difensivo.
Altri interventi edilizi vengono segnalati in più punti della città; si tratta di costruzioni di diversa misura: palazzi di famiglie importanti e molte abitazioni più modeste ( 34 ).
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