La presenza in Anagni del Papato itinerante
di Gioacchino Giammaria
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3. Adriano IV sta in Anagni fra lagosto ed il 1 settembre 1159, giorno in cui muore nella città ernica. Alessandro III è presente in Anagni fra il gennaio ed il 21 dicembre 1160; tornerà nella città ernica il 28 marzo 1173 rimanendoci fino al 22 dicembre; si ritrova la sua presenza il 12 gennaio fino al giorno 8 ottobre 1174; di nuovo, il 19 ottobre, torna in Anagni rimanendo in città fino al 16 dicembre, tornando il 14 gennaio successivo e abitandovi ininterrottamente fino al 15 novembre 1176; dal 4 gennaio 1178 e fino al successivo 7 febbraio e poi dal 17 ottobre, dello stesso anno, fino al gennaio 1179, Alessandro III rimarrà ancora in Anagni. Lucio III sta in Anagni dal 22 settembre al 9 dicembre 1183 e poi dal 3 al 5 o al 24 marzo 1184 ( questultima data è fornita da Raffaele Ambrosi De Magistris ). Le fonti di queste informazioni sono Ph. Jaffè, Regesta pontificum romanorum, Graz 1956, passim; R. Ambrosi De Magistris, Storia di Anagni, cit., passim; cfr. anche A. Parravicini Bagliani, La mobilità della curia romana, cit, p. 247.
4. La storiografia anagnina tradizionale annovera le seguenti pubblicazioni: Acta S. Magni, cit.; A. De Magistris, Istoria della Città e S. Basilica cattedrale d Anagni, cit.; R. Ambrosi De Magistris, Storia di Anagni, cit.; P. Zappasodi, Anagni attraverso i secoli, Veroli 1908, ris. 1985; attualmente lIstituto di storia e di arte del Lazio meridionale pubblica due collane sulla storia cittdadina: Documenti e studi storici anagnini e Monumenti di Anagni.
5 Per papi "anagnini" si intendono ordinariamente Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio VIII. E evidente che, anche se non nati ad Anagni, questi pontefici hanno avuto relazioni strettissime e di varia natura nella città ernica, assumendo un ruolo rilevante.
6. G. Falco, I comuni della Campagna e Marittima nel Medio Evo. I, in Archivio della Società romana di storia patria ( = ASRSP ), 42 ( 1919 ), p. 594; più in generale J-Cl. Maire Vigueur, Comuni e signoria in Umbria, Marche e Lazio, Torino 1987; Id, Nobiltà e popolo nei comuni del Lazio meridionale, in Il Lazio meridionale tra papato e impero al tempo di Enrico VI, Atti del convegno internazionale Fiuggi, Guarcino, Montecassino, 7-10 giugno 1986, Roma 1991, pp. 203-13. Il comune anagnino nasce dalla evoluzione delle precedenti forme di governo urbano e, forse, per i patti stipulati fra milites, in genere i più grandi possessori di terre, ed i liberi contadini. Sul piano istituzionale, e fino a Duecento avanzato, sopravvivono le carcie, dotate di poteri autonomi, possiedono un patrimonio, gestito collettivamente, e organi di autogoverno. Dalle carcie scaturisce lordinamento di base comunale che comprende un vertice, prima i consoli, poi il rettore a partire dai primi decenni del Duecento, un consiglio, ed il popolo riunito in assemblea. I nomi di quelli che occupano i vertici istituzionali ci fanno capire che le cariche sono occupate dalle più cospicue famiglie locali, appartenenti al ceto dei milites o addirittura alle famiglie feudali. Il comune di Anagni, come tutti i comuni della Campagna e della Marittima ha uno sviluppo più "lento" e vi si ritrova una mentalità "più arretrata" rispetto alle generali tendenze presenti in altre aree della penisola italiana.
Sul comune anagnino si rinvia alle storie locali citate in precedenza ed ai lavori di G. Falco oggi raccolti in Studi sulla storia del Lazio meridionale, Roma 1988 e. J-Cl. Maire Vigueur, Comuni e signorie in Umbria, Marche e Lazio, cit., passim; e G. Floridi, La Romana Mater di Bonifacio VIII e le libertà comunali del Basso Lazio, Guarcino 1986. Per esaminare una situazione simile cfr. M. T. Caciorgna, Marittima medievale. Territori, società e poteri, Roma 1996, pp. 241-93.
7. P. Toubert, Les structures du Latium medieval, Roma 1973, ( Befar, 221 ), p. 417.
8. La bibliografia su Villamagna, oltre a quanto scritto dalla storiografia anagnina e citate alle note precedenti, si è arricchita negli ultimi anni di alcuni interessanti contributi; cfr. Monasticon Italiae. I. Roma e Lazio, a cura di F. Caraffa, Cesena 1981, pp. 122-3, n. 28; Bisalm, 11 ( 1979-1982 ) con i contributi di E. De Minicis, Il monastero di Villamagna e il suo territorio nellalto medioevo, pp. 59-75; A. Scarpignato, Villamagna dalla metà del secolo XII e i suoi rapporti con gli abitanti di Sgurgola e Gorga, pp. 77-91; R. Motta, Decadenza del monastero di Villamagna dalla fine del XIII secolo, pp. 93-103. Più recentemente si è avuta ledizione di una parte dei documenti membranacei dellarchivio monastico da C. Flascassovitti, Le pergamene del monastero di S. Pietro di Villamagna ( 976-1237 ), cit.
9. Sul periodo R. Ambrosi De Magistris, Storia di Anagni, cit. 2, pp. 95-192; P. Zappasodi, Anagni attraverso i secoli, cit., 1, pp. 145-99. E Raffaele Ambrosi De Magistris a mettere in rilievo il sostegno della chiesa anagnina al papato ed è lo stesso autore a pubblicare il documento ( Arcap, 146 ) di conferma al vescovo Nauclerio, della giurisdizione, dei diritti e dei possedimenti della chiesa anagnina, emesso da papa Alessandro III il 24 settembre 1161, ove sono ricordate le precedenti lettere pontificie di Urbano II, Pasquale II, Callisto II e Adriano IV ( Ivi, Appendice, n. LXIII ).
10. A. De Magistris, Istoria della Città, cit, pp. 42-4, 136-44, è il primo autore che mette in rilievo lelevato numero di prelati "anagnini".
11. Oltre alle famiglie romane, Conti, Annibaldi, Colonna, Frangipane etc., operano nel Lazio meridionale famiglie locali che riescono ad emergere; le più note sono quelle che hanno prelati, cardinali e papi alla chiesa: i de Ceccano, i de Mattia de Papa, i signori di Marano e Jenne, poi i Caetani.
12. Alla storiografia ottocentesca si deve lidea di ununica famiglia Conti, suddivisa in più rami e dominante lintera Campagna e Marittima. Le grandi famiglie romano-laziali formano più consorterie familiari, interessate alla gestione dei feudi, mentre le parentele contratte paiono indurre allidea di alleanze stipulate, da rafforzare continuamente. Per uno studio genealogico esemplare sui Conti a gli Annibaldi cfr. M. Dikmans, DInnocent III a Boniface VIII. Histoire des Conti e des Annibaldi, in Bullettin de lInstitut historique belge de Rome, 45 ( 1975 ), pp. 19-211; nel saggio è citata tutta la bibliografia precedente. Più recente è il lavoro di S. Carocci, I baroni di Roma. Dominazioni signorili e lignacci aristocratici nel Duecento e nel primo Trecento, Roma 1993 ( Nuovi studi storici, 23 ), utile per inquadrare il contesto di formazione e sviluppo dei lignacci dellUrbe e per aver riletto ( e rifatto ) la storia della nobiltà campanina.
13. Dalla documentazione emerge chiaramente lesistenza dei milites che formano una classe di possidenti, per lo più proprietari di terre capaci di fornire un reddito consistente e sufficiente a far mantenere il rango; lattività principale che dà prestigio, identità e collocazione sociale è però lesercizio delle armi. In Anagni troviamo molte famiglie di questa levatura, alcune conseguono nel tempo un feudo, ad esempio i Pagano, i Guarnaccioni, i de Zancato, altre non sembrano arrivare a tanto come i Bussa, i Catenacci, gli Spata etc. e la famiglia di Stefano cappellano. Questultimo caso è stato studiato da A. Mercantini, Stephanus de Anagnia, cit.
14. Molti i feudali inurbati fra XII e XIII secolo, come i de Montelongo, i de Zancato, gli stessi de Mattia, i Picalocti, i de Collemedio, de Gabiniano.
16. Di declino parla R. Motta, Decadenza del monastero di Villamagna, cit. Cenni sulla controversia fra Corrado di Sgurgola e i monaci sono presenti in diversi lavori sul cenobio di cui alla nota 8 e nei libri di storia anagnina; recentemente ha ricostruito in generale la vicenda e ha pubblicato un documento fondamentale S. Carocci, Ricerche e fonti sui poteri signorili nel Lazio meridionale nella prima metà del XIII secolo: Villamagna e Civitella, in Il sud del Patrimonium Sancti Petri al confine del Regnum nei primi trentanni del Duecento. Due realtà a confronto, Atti delle giornate di studi, Ferentino 28-29-30 ottobre 1994, Roma 1997, pp. 112-23, 128-39.
17. Lunico lavoro esistente è di F. Caraffa, La Badia della Gloria, Roma 1940.
18. D. Federici, I Francescani visti in Anagni in una descrizione del 1219, Roma 1966.
19. Monasticon Italiae.I. Roma e Lazio, a cura di F. Caraffa, Cesena 1981, pp. 121-3
20. Il testamento è stato parzialmente edito da P. Zappasodi, Anagni attraverso i secoli, cit., pp. 313-6, . mentre la prima edizione completa si deve a F. Caraffa, Il testamento di Stefano dAnagni cappellano di Alessandro IV ( 4 dicembre 1256 ), in ASRSP, 104 ( 1981 ), pp. 97-117; ne ha fatto ledizione critica A. Mercantini, Stephanus de Anagnia, cit. pp. 186-90.
21. Ivi, p. 187; gli altri ordini risultano da quanto pubblica P. Zappasodi, Anagni attraverso i secoli, cit., p. 302. Sulle monache di S. Biagio cfr. quanto scrive F. Caraffa, Il Monastero di S. Chiara in Anagni, Anagni 1985 ( Documenti e studi storici anagnini, 8 ), pp. 29-45. Per i frati di S. Giorgio probabilmente ci si riferisce a S. Giorgio ad montes, unistituzione religiosa anagnina costituita da chierici che fanno vita comune; manca un qualsiasi studio sullinteressante cenobio, di cui si conosce solamente che ai tempi di Bonifacio VIII fu loro data la regola benedettina; su tutti questi istituti cfr. P. Zappasodi, Anagni attraverso i secoli, cit., indice..
22. I documenti del periodo 1198-1264, in cui risultano coinvolti direttamente vescovo e canonici e riguardano i cambiamenti a diverso titolo di possesso, ad una prima cernita, sono almeno 45; cfr. le pergamene nn. 10, 11, 20, 36, 37, 56, 57, 64, 69, 73, 92, 113, 115, 116, 212, 242, 258, 261, 401, 402, 404, 418, 475, 500, 550, 566, 610, 613, 679, 697, 738, 742, 770, 789, 793, 821, 844, 854, 857, 901, 950, 962, 968, 1006, 1007.
23. A. Mercantini, Stehanus de Anagnia, cit.
24. R. Ambrosi De Magistris, Il viaggio di Innocenzo III nel Lazio ed il primo ospedale di Anagni, Roma 1898.
25. D. Torre, Sanità, Medicina ed Ospedali in Anagni. Lineamenti storici dal Medioevo ai nostri giorni, Anagni 1984 ( Documenti e studi storici anagnini, 7 ), pp. 17-27.
26. R. Ambrosi De Magistris, Il viaggio di Innocenzo III, cit. p.
27. Menziono solo alcuni esempi per mostrare "laffollamento" di anagnini presso i papi o nellottenimento di benefici; mi limito altresì a pochi casi per non appesantire il nostro discorso. Nel 1198 Innocenzo III nomina Ugolino suo cappellano e nel 1206 lo promuove cardinale; nel 1212 nomina cardinale Stefano, abate di Fossanova e suo parente. Onorio III designa maestro Loffredo di Anagni suo cappellano e scrittore assieme a maestro Bartolomeo di Anagni; Rinaldo, canonico anagnino, destinato a diventare papa, è suddiacono e cappellano papale che Gregorio IX fa cardinale. Questo pontefice designa Stefano, anagnino, suo cappellano e suddiacono, nomina Giovanni Spata cappellano papale; Pandolfo, poi vescovo di Anagni, era anche cappellano e suddiacono di Gregorio IX ed aveva benefici a Reims, Orleans e Corinto; anche lanagnino Pietro Rubeo è cappellano papale. Sotto Innocenzo IV troviamo ancora Giovanni Spata e Stefano cappellani e suddiaconi in compagnia di Niccolò di Anagni, Pietro Caetani e Landolfo di Anagni. Alessando IV nomina il suddetto Nicola suo camerlengo. Fra i beneficiati, ai tempi di Onorio III, troviamo il canonico anagnino Cavalcasolo detenere larcipretura di Benevento; Roffredo Scotto, canonico anagnino, ha un beneficio nella diocesi di Norvick e il papa fa avere allaltro canonico anagnino Ruggero di Collemezzo rendite su un diaconato di Arles. Ai tempi di Gregorio IX il già menzionato canonico Pandolfo, suddiacono e cappellano papale ha benefici in Francia; inoltre il papa fa avere ai frati ospitalieri di Altopascio, che gestiscono lospedale anagnino di S. Ascenzo, il giuspatronato della chiesa di Thurlow nella diocesi inglese di Norvick. Innocenzo IV cerca benefici in Sicilia per Alessandro Squarzapelle, chierico anagnino della chiesia di S. Pancrazio perché spogliato da Federico II di un altro beneficio siciliano; in seguito lo stesso canonico è compensato con 30 onze doro da cui deriva una rendita e da Carlo I di Valois ha una cappellania a Lecce. Ranone, chierico di S. Andrea, ha un beneficio a Cosenza e Giovanni dAnagni è canonico di Modone in Grecia. Alessandro IV nomina il cappellano Orlando di Anagni canonico a Sens. Innocenzo IV ha incaricato maestro Silvestro, canonico di S. Giovanni de Duce, chiesa anagnina, e maestro Giovanni, canonico di S. Andrea, di collettare le decime in Inghilterra. Giovanni Giudici è designato rettore di Gaeta da Gregorio IX e Giovanni di Rinaldo, milite anagnino, è maresciallo di S. Romana Chiesa nella guerra di Paliano e Fumone. Sempre Gregorio IX designa rettore di Spoleto Roberto di Supino e Giovanni Rubeo, canonico anagnino, è nominato custode della rocca di Circeo. Innocenzo IV nomina Tommaso, fratello di Stefano cappellano, castellano di Fumone e poi gli concede un feudo; Niccolò di Anagni lo incarica di reggere la rettoria di Campagna e Marittima. Alessandro IV designa suo nipote, il canonico Lando, amministratore delle rendite papali di Velletri. Non si contano poi le presenze di anagnini fra i giudici ed i notai nonché fra i testimoni di importanti atti pubblici, segno di una presenza prossima alla corte papale ed alla curia romana.
28. Lesistenza di molti mercanti locali, non appartenenti a quelli che seguivano la curia itinerante, è attestata dalla documentazione conservata nel capitolare. Cè addirittura la menzione di una Fraternitas mercatorum ( Arcap, 106: il 18 settembre 1234 Aldebrandino fa testamento ed istituisce suo figlio Giacomo erede universale e dispone che alla "fraternitatis mercatorum xx solidos et mandavit ut facere sibi cc missas pro anima sua" ) che dimostrerebbe lesistenza di un mondo mercantile anche avanzato e piuttosto ricco. Possediamo una duplice testimonianza sul mercato anagnino; una serie di imbreviature, per lo più risalenti al 1240 e 1244, dellArcap ( 732, 733 ) dalle quali emergono contratti di cambio, vendita di denaro
La storia della famiglia di Aldebrandino è importante poiché si tratta di un dinastia di mercanti, anche possessori di terre, che però mai ascende alla milizia; il patrimonio è alfine devoluto alla cattedrale mediante unoblazione.
29. Dai documenti editi da C. Flascassovitti, Le pergamene del monastero di S. Pietro di Villamagna, cit. passim, emergono persone provenienti da: Alatri, Bauco, Balsorano, Botte, Carpineto, Ceccano, Collelongo, Collemedio, Ferentino, Frosinone, Gavignano, Guarcino, Marsica, Monte dei Gravi, Montellanico, Patrica, Porciano, Serrone, Sezze, Sgurgola, Supino, Terracina, La lista è confermata dai documenti dellArcap e dalle informazioni che si desumono dalle opere degli storici locali; uno per tutti, P. Zappasodi, Anagni attraverso i secoli, cit., v. indice dei nomi nell ris.
30. Secondo la storiografia anagnina esistevano borghi vicini alla città e diversi insediamenti sparsi per il vasto territorio; borghi a: S. Agnese, Fusano o S. Margherita, S. Matteo o S. Cecilia, S. Spirito o Colle dei Porti e a S. Pietro in Vineis; sparsi nel territorio cerano gli abitati di S. Antonino, Macerata, Monte de Gravi, Vicomoricino, S. Cesareo, Serapi, Collelungo e Collemezzo ed altri. Cfr. R. Ambrosi De Magistris, Storia di Anagni, cit., 1, pp. 24-5; P. Zappasodi, Anagni attraverso i secoli, cit., 1, p. 212 e 333-5; A. Panza-R. Ferretti, Anagni nel XIII secolo. Iniziative edilizie e politica pontificia, in Storia della città, 6 ( 1981 ), 18, p. 44.
31. La descrizione della città e dei suoi edifici risalenti al Medioevo si può trovare nel citato articolo di A. Panza-R. Ferretti, Anagni nel secolo XIII, cit., e nel lavoro di C. Carbonetti-M. Vendittelli, Anagni, in Lazio medievale, Ricerca topografica su 33 abitati delle antiche diocesi di Alatri, Anagni, Ferentino, Veroli, Roma 1980, pp. 71-105. Stando allimmagine esterna di Anagni sembra che lintera città risalga appunto al Medioevo e che in seguito sia stata interamente riadattata nel corso del Sette-Ottocento, con gravi perdite di diversi quartieri per motivi bellici. In realtà esiste sicuramente un diffuso patrimonio, in buona parte nascosto, risalente al Medioevo ma per lo più riguarda solo i piani bassi dei caseggiati in quanto gli edifici sono stati rimaneggiati, restaurati, trasformati e riadattati continuamente soprattutto nel corso di questultimi secoli. E vero che la città presenta, soprattutto nella parte più alta a partire dal Palazzo comunale, una facies medioevale frutto per lo più di rifacimenti, mentre la gran parte della città ha un aspetto moderno.
32. La committenza locale ha dalla sua la presenza della Schola cathedralis, forse indirizzata agli studi canonistici, come si evince dalla preparazione giuridica dei papi "anagnini". Una conferma dellalto livello culturale conseguito dal clero cittadino labbiamo con la presenza degli anangini Pietro ed Adinolfo fra i professori dell Università di Parigi; linteresse per gli studi superiori è confermato dalla riserva di due posti presso lUniversità di Perugia per i chierici locali.
33. Oltre a questi edifici, anche il Palazzo comunale, il Palazzo episcopale e quello dei canonici erano a disposizione della curia e labbondanza di residenze potrebbe spiegare linesistenza di accordi particolari col comune e colle autorità locali a proposito dela residenza del papa e della sua corte.
34. Per la descrizione del tessuto edilizio medioevale si rinvia a C. Carbonetti-M. Vendittelli, Anagni, cit. e A. Panza-R. Ferretti, Anagni nel XIII secolo, cit.
35. In curia ci sono cardinali come Leonardo Patrasso, Pietro di Collemezzo, Giordano Pironti, il cappellano Nicola di Anagni ( nipote di Gregorio IX ) che è anche scrittore della penitenzieria ed è incaricato della custodia della rocca di Castro; un maestro Giovanni di Anagni è cappellano papale sotto Clemente IV mentre con Onorio IV Adenolfo dAnagni è cappellano papale e canonico parigino; più famosi sono lanagnino Giffredo, rettore della marca anconetana e Benedetto Caetani, affermato in curia per la sua preparazione giuridica. Con Nicola III, Giffredo sarà mandato a governare la Romandiola e diventa cappellano pontificio. Questi pochi nomi servono a testimoniare la presenza massiccia degli uomini di Campagna e Marittima nella curia e nelle più importanti funzioni di governo. Mi pare che sia segno della continuità di una tradizione e della impossibilità di sostituire ancora una classe dirigente, formata nelle scuole e nelle attività pubbliche delle province meridionali dello stato.
36. Si nota la preoccupazione di Urbano IV di recuperare cariche e posizioni, dopo che Alessandro IV ha nominato molti campanini tra i funzionari pontificii; la vicenda di Nicola di Anagni, cappellano papale e custode della rocca di Castro, è esemplare: il 13 aprile 1264, pendente la rivolta ghibellina, gli viene richiesto di consegnare la rocca di Castro, di cui era custode.
37. Numerose sono le biografie antiche e recenti di Benedetto Caetani-Bonifacio VIII, mi limito a rinviare alla nota biografica di E Dupré Theseider, Bonifacio VIII in DBI, Roma 1970, 12, pp. 146-70, ris. Anagni 1995. In coda cè una ricchisisma bibliografia che va integrata con quelle presenti nei volumi di T. Schmidt, Der Bonifaz-Process, Colonia-Vienna 1989 e in J Coste, Boniface VIII en procés. Articles d accusation et déposition des témoins ( 1303-1311 ), Roma 1995 ( Studi e documenti darchivio, 5 ). Da questi lavori e da opere citate nella biografia traggo le notizie su papa Bonifacio VIII.
38. Sulla durata dellespiscopato di Pietro Caetani ci sono due tesi storiografiche: da un lato la tradizione locale e dellerudizione ecclesiastica ritiene esser proseguito poco più dun anno, dal 1275 al successivo e Pietro Caetani sarebbe stato sostituito da un omonimo Pietro de Aquino. Secondo Pascal Montaubin invece questultimo è un vescovo fittizio e lepiscopato dello zio di Bonifacio è durato fino al 1281-83. Cfr. R. Ambrosi De Magistris, A proposito dellopuscolo Cenni storici sulla città e chiesa di Anagni, Roma 1886, p. 28; su questa linea è anche la Hierarchia Catholica medii aevi, Monasterii 1913, p. 86 ( menziona dopo il vescovo Caetani un Pietro senza dire che è laquinate e salta direttamente a Gerado Pigalotti ); P. Montaubin, Entre gloire curiale et vie commune, le chapitre cathédral dAnagni au XIII.e siècle, in Mélanges de lEcole Francaise de Rome, 109 ( 1997 ), 2, pp. 399-400, con la bibliografia completa.
39. La famiglia Caetani prima del 1270 aveva uno status sociale ben differente in quanto appartenente al rango dei milites da lunga data ma non ancora assunti ai livelli superiori dei feudali. Sulla famiglia in Anagni dalle origini al XIII secolo, oltre agli storici locali De Magistris, Ambrosi De Magistris e Zappasodi, cfr. G. Caetani, Domus Caetana, S. Casciano Val di Pesa 1927, pp. 36-50; Id., Regesta chartarum, Perugia 1922, 1, pp. 2, 49 e segg; G. Falco, Sulla formazione e la costituzione della signoria dei Caetani in Rivista storica italiana, 42 ( 1925 ), estratto, pp. 6-8.
40. Il card. Benedetto Caetani, fra il 1283 ed il 1284, acquista diversi possedimenti in Selvamolle; i documenti sono in G. Caetani, Regesta chartarum, Perugia, 1, pp. 50-57. Ne hanno parlato G. Falco, Sulla formazione e la costituzione della signoria dei Caetani, cit., pp. 8-10; A. Cortonesi, Dai condomini castri Silvemollis alla signoria dei Caetani: un castello della provincia di Campagna e il suo territorio alla fine del XII secolo, in Terre e signori nel Lazio meridionale. Uneconomia rurale nei secoli XIII-XIV, Napoli 1988, pp. 237-53 ripubblicato col titolo Laffermazione della signoria dei Caetani sul castello di Selvamolle, in Il Lazio meridionale tra papato e impero al tempo di Enrico VI, cit., pp. 169-85.
41. Arcap, 121; regesto in Anagni negli anni di Bonifacio VIII, 1280-1303, Catalogo della mostra documentaria, a cura di G. Giammaria, Anagni 1998 ( Documenti e studi storici anagnini, 14 ), pp. 61-62. Il regesto è stato redatto da Alessandra Mercantini.
42. Nel citato catalogo, alle pp. 63-72 vengono riportate considerazioni sullepilogo del nostro monastero ed i regesti di alcuni documenti. Se ancora nel 1280 i monaci pensano di rafforzare le entrate del monastero chiedendo al papa di far devolvere effettivamente il monastero greco di Carra, diocesi di Nicastro ( Arcap, 124, 125, lettera di Niccolò III del 5 gennaio 1280 ), o riottengono da Riccardo di Ceccano la chiesa di S. Tommaso a Carpineto, già il 13 ottobre 1283 il rettore di Campagna e Marittima, Andrea Spiliati nomina un amnistratore ed econonmo del monastero nella persona del monaco Leonardo. Nella concessione feudale di una terra, del 12 marzo 1286, compaiono labate Johannes ed i monaci Robertus, Nicolaus di Sgurgola, Mathias, Pascalis, Johannis Spada e Rainaldus ( Arcap, 622 ). Nel 1288, morto labate, il capitolo si è ridotto a quattro monaci e qui nasce un conflitto di cui non sappiamo alcunché se non che questo capitolo designa abate Henricus monaco di Subiaco, non accettato da Niccolò IV che invece nomina Petrus monaco di Montecassino ( Arcap, 123 ). Sul cenobio aleggia uninfluenza diversa, testimoniata dalla concessione feudale del 27 gennaio 1289 i cui testi sono Petrus Gualterii de Pedemonte, Henricus de Sancto Germano, Benedictus de Pedemonte e Nycolaus de Valle, famuli dellabate Pietro di Montecassino ( Arcap, 935 ), che, dai toponimi, si riconoscono facilmente per la provenienza cassinate. Un documento di pochi anni dopo ci presenta al rango completo i monaci del cenobio, ridotti a soli cinque oltre l abate ( Arcap, Cartulario, n. cxviii, f. 53 r-v ). Questi regesti dei documenti sono stati redatti da Monica Grossi e Alessandra Mercantini.
43. Bonifacio concede il monastero alla cattedrale con lettera da Orvieto del 3 luglio 1297 ( Arcap, 134; copie 217 e 243 ). Nel documento il papa obbliga il capitolo di Anagni a mantenere i monaci ed i conversi e le altre persone del monastero, fornendo loro il necessario per vivere; inoltre il capitolo deve mandare due preti e tre chierici per le celebrazioni divine e riserva ai pontefici, residenti in Campagna, sette pani che ogni sabato i capitolari devono versare. Tale concessione si inquadra nella politica signorile bonifaciana poiché la donazione in realtà maschera un accordo di scambio con il vescovo ed i canonici anagnini: costoro ottengono Villamagna, sottoposta allo jus et proprietatem Beati Petri, ma devono cedere ai Caetani i loro feudi sui monti ernici: Filettino, Trevi e Vallepietra ( latto è del 14 settembre 1297, cfr. Arcap, 394. ). I regesti del documento sono sul catalogo citato in precedenza, opera di Monica Grossi e Alessandra Mercantini.
44. Cfr. Monasticon Italiae, cit, p. 122, n. 27.
45. Ivi, p. 120, n. 21; cfr. anche G. Giammaria, Tre monasteri celestini in Anagni, Sgurgola e Supino, in Latium, 1 ( 1994 ), pp. 53-66.
46. Monasticon Italiae, cit. p. 121, n. 24.
47. Ivi, p. 120, n. 22.
48. Ivi, p. 121, n. 23. S. Giorgio ad montes è un monastero fortificato posto in località Monti, alle spalle della città di Anagni. E situato lungo percorsi montani, alla volta di Porciano, antico insediamento scomparso, e della Valle di Anticoli; sono strade di transumanza, ma anche di collegamento fra castra e territori intensamente sfruttati in altri tempi.
49. [ Beda Castelli ], La certosa di Trisulti, cenni storici per un monaco benedettino, Tournai 1912, pp. 00; A: A: Sechi, La certosa di Trisulti da Innocenzo III al concilio di Costanza ( 1204-1424 ). Note e documenti, Salisburgo 1981, soprattutto i regesti a p. 112 n. 76, p.127 nn 108 e 109, p. 133 n. 121 e il documento di p. 180 n. 100.
50. Oltre allaffresco che campeggia sotto la tribuna dellaltare, stanno affiorando altre pitture parietali sotto gli stalli dei canonici.
51. Abbiamo una duplice testimonianza su questa donazione; da una lato una piccola parte dei paramenti ed oggetti liturgici è conservata nel cosiddetto Tesoro della cattedrale; cfr. A. Monferini, Anagni: il nuovo Museo del Tesoro del Duomo, [ Roma 1975 ] e, soprattutto, possediamo una notevole testimonianza: si tratta dell Inventarium sacrorum supellectilium Bonifacii VIII ( Arcap, Registri, 2 ), un documento trecentesco in cui sono elencate le quattro successive donazioni da parte di papa Caetani; su questultimo cfr. V. Fenicchia, Linventario dei paramenti e degli oggetti di sacra suppellettile donati da Bonifacio VIII alla cattedrale di Anagni, in Palaeographica diplomatica et archivistica. Studi in onore di Giulio Battelli, Roma 1979, 2, pp. 513-25. In questo lavoro, lantico canonico ed archivista della cattedrale, ripubblica il testo trecentesco..
52. I documenti pontifici sono in Arcap, Cartulario, pp. 7-8 e pp. 11-12; la nomina di Oddo Spata è in ASV, Reg. Vat. 47, f. 103, n. 372 del 25 settembre 1301, la pergamena n. 131 è la bolla di Benedetto XI del 5 dicembre 1303 con la quale conferma in perpetuo la divisione fra le mense.
53. Arcap, 540. Il documento è stato già edito in Acta S. Magni, cit. pp. 151-2; presente alla mostra Anagni negli anni di Bonifacio VIII, cit. pp. 49-50
54. Arcap, 1004. Ho scritto un breve lavoro illustrativo dal titolo Linventarium omnium bonorum et possessionum della cattedrale di Anagni del 1294. Una nota illustrativa, in corso di stampa in una miscellanea di studi in memoria di Jean Coste.
55. Si tratta del documento conosciuto come Sententia diffinitionis confinium studiata e pubblicata da G. Marchetti Longhi, Anagni di Bonifacio VIII. Studio storico topografico, in Bisalm 3 ( 1965 ), pp. 167-206.
56. P. Zappasodi, Anagni attraverso i secoli, cit. p. 351.
57. Con la ribellione Mattia de Papa ed i figli si sono rovinati economicamente e ciò favorisce lascesa dei Caetani, che compera i loro beni.
58. Cfr. G. Floridi, La "Romana Mater" di Bonifacio VIII e le libertà comunali nel Basso Lazio, cit., p. 74.
59. Nella zona fra Castello e Trivio, area del palazzo comunale, si notano ancor oggi diverse case torri ( questultime mozzate a metà Duecento ) o palazzi moderni che sembrano lo sviluppo di case-recinto; non mi sembra difficile pensare ad una zona di polarizzazione dei milites.
60. Sul Palazzo di Bonifacio VIII cfr. T. Rinaldi, Fasi e tecniche costruttive del Palazzo di Bonifacio VIII: evoluzione di una residenza nobiliare urbana nel Lazio meridionale, in Scritti in memoria di Giuseppe Marchetti Longhi, Anagni 1990 ( Biblioteca di Latium, 10 ), 1, pp. 185-204, con la bibliografia precedente.
61. E quella da cui entrarono gli aggressori di Bonifacio VIII; tale fatto dimostra due cose: la condizione di precarietà del papato e che il quartiere dei Caetani è aperto.
62. Adiacenti a questarea caetana si trovano due quartieri popolari: S. Pancrazio-Porta Tufoli e S. Nicola-Trivio, distaccati però dal Castello per mezzo della cinta muraria romano-medioevale che delimita lacropoli. Questa condizione topografica potrebbe anche spiegare il tardivo intervento delle milizie cittadine a difesa di Bonifacio VIII durante lassalto al palazzo papale.
63. Basti pensare alla bolla bonifaciana di conferma dei conservatores bonus status sopra menzionata.
64. Cfr. A. Parravicini Bagliani, La vita quotidiana alla corte dei papi nel Duecento, cit., specialmente il capitolo II: Mobilità, viaggi, residenze estive.
65. Cfr. G. Floridi, Storia di Fiuggi, Guarcino 1979, pp. 218-22, con la bibliografia precedente.
66. T. Schmidt, Libri rationum camerae Bonifatii papae VIII, Città del Vaticano 1984, ( Littera antiqua, 2 ).
67. Conosciamo alcuni contratti relativi ai possessi urbani di Villamagna, Arcap, Cartulario n. cxviii, f. 53 r-v, del 25 maggio 1292 ( periodo in cui non cera permanenza della curia romana e non si poteva pensare ad un suo prossimo ritorno ); tale contratto è a favore di Iohannes Carboni, cittadino di Anagni e di uno solo dei suoi figli. Lo stesso il fitto di unaltra casa datato 29 marzo 1295, periodo che ci interessa, è stipulato fra monastero e Iacobus Stephanie, cittadino anagnino. Invece per gli anni di Gregorio IX-Innocenzo III abbiamo alcuni indizi su speculazioni immobiliari; cfr. a questo proposito Anagni, in Lazio medievale, cit. p. 80-1.
68. Cfr. Arcap, 1004, Inventarium omnium bonorum ac possessionum, cit. f. 6v-7; si tratta di 23 case poste in diverse contrade e borghi di Anagni.
69. Osteria al Compitum Anagninum, oggi Osteria della Fontana, Osteria della Noce, Osteria sulla via interna per Gavignano e Segni, Osteria a Castel Mattia, Osteria di Mezzo e diverse altre su percorsi interni, come lOsteria presso lattuale Casale Dandini.
70. Libri rationum, cit., ad es. basti prendere i nn. 585 e segg relativi al viaggio e che vengono confermati dalle partite successive, riferite alla permanenza in Anagni di corte e curia per constatare che papa e seguito consumano: pane ( non meglio specificato ), pane per il papa, legna, formaggio, frutta, orzo, spelta, pesce, farina, uova, vino per il papa ed i cardinali e vino per chierici di camera e armigeri ( il vino viene da Trevi, da Monte Alto o da Anagni, ma cè anche vino greco conservato in cellaria, una prova della continuità di funzionamento del palazzo papale; il vino è bevuto con zucchero come chiaretto ); si comperano fieno e paglia per le bestie della carovana; si danno elemosine e si distribuiscono tuniche in penitenzieria e in cancelleria; si acquistano cera per illuminare i diversi uffici e piombo per fondere le bolle; una spesa fissa è rappresentata dal rifornimento di acqua da Fiuggi per il papa e per la cucina. Ci sono poi emolumenti alle persone del seguito: officiali, familiari, cursori, portatori, scudieri, palafrenieri, somarari delle someggiate, custodi e portatori del tesoro, e le spese per le persone che hanno riparato la strada che passa per il "castrum filiorum domini Matthie" o della via che si reca a Torre; si pagano coloro che hanno fatto pulizie alla camera od opere edili nel palazzo. Ci sono spese per stallatici per il marchese, il maresciallo, i soldati e per gli ospiti, per i cavalli dei cursori e dei palafrenieri. Ad un tal Homodei si pagano vettovaglie per lospitalità e le opere per preparare le stalle. Ci sono spese per riparare oggetti, per doni ai frati minori di Valmontone e per S. Maria dAnagni. Questa selezione di voci è solamente una parte di quanto si potrebbe ricavare.
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